Viaggiare da sola

Perché viaggiare da sola? Nei tanti blog dedicati ad esploratrici solitarie, mi è capitato spesso di leggere quanto l’intraprendere un viaggio senza il supporto e la compagnia di un alleato/a sia ormai un trend abbastanza diffuso tra le cittadine europee.

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Viaggiare da sola: Gli esordi

Durante i primi anni da esploratrice del mondo, per lo più solitaria, non mi sono mai chiesta cosa mi spingesse ad affrontare esperienze di viaggio alla “solo female”. Semplicemente le reputavo parte della mia normalità, essenza stessa della mia natura.

Ma l’età avanzava e con essa anche la voglia di diventare più consapevole delle mie scelte di vita. Ecco, allora, che a un certo punto decido di ricercare i motivi alla base delle mie opzioni. Spesso esse risultano essere controverse agli occhi di chi mi vede, tutt’ora, fare le valigie e partire verso una meta a loro sconosciuta.

Dico a loro, perché per me non lo è affatto. O meglio, lo è dal punto di vista pratico, non essendoci mai stata, ma dopo notti trascorse tra guide turistiche, letture di blog, navigazioni varie sul sito della Farnesina e uffici del turismo, la destinazione scelta non ha più segreti.  E’ come un esame universitario su cui si sono trascorsi tre mesi di full immersion senza più uscire col fidanzato e a malapena ricordarsi di mangiare. 

Nei miei primi viaggi alla solo female, la sensazione che provavo prima di partire era la seguente: coscienza pulita perché tutto ciò che c’era da sapere era stato approfondito a sufficienza. In più, il pensiero: “adesso sono in balia del mio destino, good luck to me!”, insomma, roba da adrenalina.

Viaggiare da sola: Oggi
Itinerari su misura

Tuttavia oggi, all’età di 36 anni, mi chiedo quanto sia giusto lasciare che il destino scelga in tutto e per tutto al nostro posto, soprattutto nei nostri viaggi. Potremmo diventare più sopraffacenti e meno indolenti? A mio avviso sì, con un pizzico di buon senso, un buono studio alle spalle sulla destinazione da raggiungere e un prezioso supporto di tipo social. Oggi, iscrivendosi a gruppi e communities, numerosissimi ormai in rete, c’è davvero tanto aiuto da poter ricevere.

La consapevolezza arriva dalla riflessione e la riflessione, a sua volta, si poggia su basi teoriche solide che, a mio avviso, è necessario vengano fatte proprie. Leggere, approfondire, studiare, servono ad aumentare il nostro essere coscienti. Sì, non solo a scuola, all’università e al lavoro. Anche in viaggio!

Quando decido di partire per una determinata meta, prima di acquistare due o tre guide (mai una perché mi piace avere più prospettive e non cadere nel banale), dedico il tempo di questa prima tappa del mio viaggio alla lettura di opere scritte da viaggiatori che hanno intrapreso lo stesso progetto itinerante in quella stessa destinazione.

Mi lascio ammaliare dalle immagini suggestive che le loro parole producono nella mia mente. Mi faccio un’idea della cultura che sto per incontrare, degli usi e costumi del popolo che mi ospiterà. Tutto ciò,  in modo da non essere impreparata e non incorrere in errori che spesso, soprattutto quando si parla di viaggi al femminile, si commettono in buona fede.

Col senno di poi….

Tornando indietro al mio passato, avendo iniziato a viaggiare da sola a 19 anni, vi posso assicurare che una lettura in più e un po’ di mania d’onnipotenza in meno avrebbero potuto evitarmi qualche disguido. Come, una notte in cella in Oman e un “sequestro” di due ore, con tanto di serranda chiusa alle mie spalle, nel negozietto sfigato di ninnoli della labirintica casbah di Tunisi “in compagnia di uno straniero” cit.

Questo solo per citare alcuni degli eventi che, vi posso assicurare, non sarebbero accaduti ad una viaggiatrice sola consapevole e responsabile, quale mi ritengo oggi. Certo poi, tutto accade se deve accadere, ma andarsela a cercare proprio no!

Un valore aggiunto alla società
viaggio su misura

Ma perché considero il viaggiare da sola un valore aggiunto al mio essere donna? Prima di tutto, essere donna cosa significa al giorno d’oggi nella nostra Europa libera? 

Oggi essere donna significa, adoperarsi in maniera simultanea tra numerosi impegni e ricoprire più ruoli.  Quello di mamma, figlia, moglie, lavoratrice, sportiva cercando di trovare fra di essi un precario equilibrio, spesso complicato da gestire. 

Ancora più complessa e delicata è per le donne la gestione e conciliazione della propria vita privata con quella professionale.

Nonostante i numerosi sforzi istituzionali e internazionali di sensibilizzazione sul tema dell’ “uguaglianza di genere”, il percorso verso il raggiungimento degli obbiettivi in termini di lavoro, risorse finanziare, istruzione, tempo, processi decisionali e salute delle donne sembra ancora oggi molto lungo e tortuoso, soprattutto in Italia. 

Immaginate dunque,

a quali preconcetti, stereotipi, ansie e problemi vanno incontro le donne che oggi decidono di partire da sole. Non importa che tu provenga da una famiglia di ex figli dei fiori o conservatori, tutti chiederanno alla donna in questione:”Non hai paura?”.

Ecco la domanda fatidica che instilla la paura stessa, perfino nella mente delle più temerarie. Badate bene, il timore è un sentimento sano perché innesca i nostri ricettori del pericolo facendoci prendere delle precauzioni e insegnandoci a difenderci. Tuttavia, è un sentimento innato, di sopravvivenza, è già dentro di noi. Non c’è assolutamente bisogno che venga installato dall’user invadente e ansioso di turno.

Viaggiare da sole rappresenta l’apice di chi il percorso di sensibilizzazione sulla gender equality l’ha fatto proprio sin da piccola. Di chi ha capito che una viaggiatrice sola in più in Italia significa una speranza in più di riscatto sociale. Una figlia intraprendente in più, una mamma contenta in più, una moglie o fidanzata appagata in più. Chissà, forse anche una lavoratrice disposta a scendere a compromessi ingiusti e pressanti in meno.

Conclusioni

Il viaggio, lo si dice da tempo immemore, è un’esperienza e tutti conosciamo l’importanza dell’esperienza nel raggiungimento della conoscenza. Ma un viaggio intrapreso da soli porta con sé ancora più ricchezze, tra cui l’agognata consapevolezza, elisir della serenità emotiva. 

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